ASN e pregiudizi di genere: osservazioni sul giudizio espresso dalla commissione ASN in merito al lavoro della prof.ssa Sandra Plastina

SWIP-Italia desidera prendere posizione su alcuni elementi emersi dalle valutazioni dei commissari ASN riguardo alla domanda presentata dalla professoressa Sandra Plastina per l’ottenimento dell’abilitazione di prima fascia.

Sandra Plastina, professore associato di Storia della filosofia presso l’Università della Calabria, ha presentato domanda con gli indicatori bibliografici corrispondenti a tre valori soglia su tre. Come si legge nel giudizio globale, la sua produzione scientifica, in lingua italiana e straniera, “si concentra principalmente sulla filosofia delle donne (nel duplice significato di prodotta dalle donne e riguardante le donne) fra Rinascimento e prima età moderna; il tema viene indagato anche dal punto di vista della dossografia delle filosofe (in particolare, nell’Introduzione all’”Historia mulierum philosopharum” di Gilles Ménage)”. La docente risulta essere molto attiva nell’organizzazione e partecipazione a convegni di interesse nazionale e internazionale, e fa parte di vari comitati editoriali.

La professoressa Plastina non ha ottenuto l’abilitazione a professore di prima fascia e alcune delle motivazioni addotte paiono ancora legate a discriminazioni di genere. Tre sono gli elementi emersi dalle valutazioni che SWIP-Italia ritiene importante segnalare:

1) L’insistenza sulla non piena pertinenza della produzione scientifica al SSD della docente;

2) l’insistenza sulla valenza più storico-biografica o erudita, che storico-filosofica, di tale produzione;

3) il fatto che, dei cinque giudizi emessi, due sono positivi, quelli delle commissarie, mentre tre negativi, quelli dei commissari maschi.

Tralasciando ogni commento al terzo punto, SWIP-Italia ritiene importante presentare alcune riflessioni sugli altri due.

1) Sandra Plastina si occupa principalmente di donne filosofe, escluse o svalorizzate dal canone tradizionale. Sorge il dubbio che si sia di fatto usato tale canone per giudicare la sua ricerca non pertinente alla storia della filosofia. Ma è lecito appellarsi al canone tradizionale per valutare una ricerca che lo mette almeno parzialmente in questione? Tanto più che, proprio in quanto escluse, le donne filosofe non hanno potuto inserirsi in lunghe e consolidate tradizioni di pensiero, ma al contrario hanno dovuto ricorrere a strategie argomentative non canoniche (come il paradosso e il polemico ribaltamento dei luoghi comuni) per decostruire i pregiudizi misogini a loro riguardo.

2) Che senso ha la separazione tra storia, erudizione e filosofia per la storia della filosofia? Non solo è comunemente riconosciuto che gli studiosi e le studiose di storia della filosofia, il cui lavoro riguarda epoche lontane, debbano ricostruire contesti storici, situazioni politiche e dibattiti culturali, ma è anche noto che nel Rinascimento, epoca di cui Sandra Plastina si è soprattutto occupata, filosofia, filologia ed erudizione erano strettamente intrecciate. Se autori come Marsilio Ficino devono essere studiati tenendo conto di ciò, perché dovremmo usare un criterio diverso per Olivia Sabuco di Nantes, Moderata Fonte o Lucrezia Marinella?